Abbiamo seguito con interesse la presentazione dei lavori del nuovo PUG da parte dell’assessore Pratissoli e, grazie alle pubblicazioni on line, anche le varie commissioni Ambiente e territorio che ne hanno descritto i quadri conoscitivi legati alle varie dimensioni cittadine.
Encomiabile il lavoro degli uffici comunali nel mappare la città, molto meno i roboanti proclami sul suo futuro del vicesindaco. Sicuramente anche con le migliori intenzioni uno strumento come il PUG necessità di molte integrazioni che non mancheremo di fare con osservazioni puntuali a tempo debito, ora però ci interessa soffermarci su un primo effetto concreto di questo strumento, il suo paradosso.
La paura di perdere concessioni vecchie di decenni ed ancora non attuate sta portando gli investitori immobiliari (o speculatori che dir si voglia) a terminare il sacco di questa città senza avere davanti altro che l’idea di capitalizzare al più presto i propri investimenti immobiliari con un occhio di riguardo però anche a non compromettere elettoralmente l’amministrazione in carica. L’inizio del cantiere del Conad di via Luxemburg solo pochi giorni dopo i risultati elettorali del 2019 ne era già un pessimo indizio.
L’urbanizzazione prevista a ridosso del Conad le Querce è solo un altro tassello di questa corsa contro il tempo volta, come per via Luxemburg, a chiudere un altro cuneo verde storico della città ma già abbiamo davanti il mai tramontato progetto di un nuovo Conad a Ospizio che ora, per attualizzare ed impreziosire il proprio valore sociale sembra pronto ad aggiungere alla biblioteca di quartiere anche una nuova casa della comunità (evoluzione delle attuali case della salute) come oneri compensativi della propria inutilità sul territorio.
E non dimentichiamo l’area di via Filangeri, proprietà di Coop alleanza 3.0, ripulita nottetempo ad inizio anno da alberature ormai troppo ingombranti per passare inosservate e di cui siamo ancora all’oscuro degli accertamenti promessi dalle autorità comunali.
Dall’altra parte si tentano piccole panacee dal sapore ambiguo come le ostentate 50.000 piantumazioni da qui al 2024 realizzate peraltro in massima parte in vuoti parchi periferici, lascito degli oneri di urbanizzazione che li hanno sottratti alla vocazione agricola senza dargliene una sociale e, a conferma del paradosso di cui sopra, una delle aree individuate dal piano di forestazione urbana si trova proprio nell’area verde di via Francia di fronte al famigerato comparto TA -7 per cui nei prossimi mesi sarà possibile avere fianco a fianco palazzi in costruzione e piantumazioni collettive in un espluà di sviluppo sostenibile e greenwashing tanto caro al governo locale che negli anni scorsi è riuscito a insabbiare un collasso urbanistico come quello di parco Ottavi nell’oasi verde Nilde Iotti.
E’ fu così che il famoso limite del 3% di urbanizzazioni da qui al 2050, nonostante comprenda già numerose deroghe, viene accantonato ancora prima di entrare in vigore e lo stop al consumo di suolo rimane uno slogan vuoto solo per bendare gli occhi a questa città.
Questo il punto in cui ci troviamo, Reggio Emilia prima di lavorare sulla rigenerazione del costruito ha bisogno di curare le proprie ferite ma questo impone probabilmente uno scontro impossibile con i propri stessi interessi e mentre abbiamo un’amministrazione che chiede gentilmente alla cittadinanza di usare più la bici per decongestionare il traffico e la concentrazione di polveri sottili e si fa piantare alberelli sbandierando la CO2 assorbita nei prossimi 100 anni, non è in grado di giocare una partita più grande mentre noi vorremmo solo che chiedesse, se come vero non può imporlo, ai proprietari delle aree in oggetto di declinare dai propri propositi speculativi, solo così sapremo chi ha veramente a cuore le sorti della città più di quelle del proprio portafoglio, diocesi compresa.
Non ci basta lo stop ai cantieri di via Plauto e al comparto ANS2-2b attiguo a via Luxemburg perché già si sono fatti sentire i costruttori edili di ANCE con la richiesta di non cancellare i terreni edificabili ma inserirli gradualmente nel nuovo PUG prolungandone le concessioni edificatorie a tempo indefinito ci interessa invece chiarire che per dare un futuro a questa città è necessario abbandonare un bel pò di zavorra accumulata negli anni e per farlo qualcuno ci deve perdere, che sia qualche famiglia che ha investito tutti i propri risparmi in operazioni immobiliari può anche essere ma non può perdere l’intera città.
REC-Reggio Emilia in Comune
(Nella foto, scattata prima della pandemia, i militanti reggiani di REC)

