Si è svolto ieri mattina in molte città italiane e in contemporanea in P.zza Prampolini a Reggio Emilia, il presidio cittadino del primo sciopero nazionale delle operatrici e degli operatori sociali, organizzato dalla rete IOS (intersindacale operatori sociali).
Tante professioniste e professionisti del settore della cura alla persona e dell’ambito educativo, dipendenti delle cooperative sociali si sono incontrati davanti al Comune per chiedere; che i servizi comunali vengano re-internalizzati, la fine dei bandi di gara al massimo ribasso, condizioni contrattuali adeguate, tutela della salute nei luoghi di lavoro e la tutela della qualità dei servizi erogati, che viene costantemente compromessa dalla precarizzazione delle condizioni lavorative.

“Negli ultimi anni siamo stati testimoni di tagli ai servizi che non sono stati giustificati neanche economicamente -spiegano gli organizzatori ADL Cobas e Collettivo Eduki-, durante le chiusura delle scuole per l’emergenza sanitaria l’Amministrazione ha ridotto i servizi fino al 70% non garantendo la continuità educativa e l’effettivo diritto allo studio di studenti e studentesse con certificazione 104/92. Fuori dal Comune ci sono stati esempi di sospensione totale dei servizi nonostante con l’Art. 48 del decreto Cura Italia, le Amministrazioni potessero erogare i fondi già messi a bilancio”. “Queste sono scelte politiche che non hanno origine e causa nell’emergenza sanitaria ma che in essa trovano terreno fertile per radicarsi. Come lavoratrici e lavoratori, rete intersindacale, chiediamo all’Amministrazione l’apertura di un tavolo di confronto pubblico sul futuro del sistema educativo cittadino e in contemporanea siamo sotto Montecitorio a richiederlo a livello nazionale, essendo lo stesso partito al Governo”.
nsr

