“Nelle ultime settimane gli spazi pubblici e le bacheche virtuali sono tappezzati da una campagna pubblicitaria dal titolo #facciamoladifferenza promossa dal Comune di Reggio Emilia.
Cosa rappresenta un cartello pubblicitario che mette in evidenza l’eccellenza di alcune scuole in un momento in cui altri sono costretti a chiudere o tenere aperto in condizioni difficili e inedite.
Cosa rappresenta la frase “facciamo la differenza” per una studentessa delle scuole superiori, leggendola sullo stesso schermo su cui sta affrontando di nuovo la didattica a distanza? Perché un Comune dovrebbe usare uno strumento di comunicazione che di solito ha la finalità di promuovere un prodotto e di attirare l’attenzione di un cliente? Che cosa è in vendita in questo caso?
Per noi genitori, insegnanti, educatrici e educatori, studentesse e studenti che ci misuriamo quotidianamente con un contesto scolastico molto critico, una campagna comunicativa e pubblicitaria di questo tipo è inopportuna. Si crea un contrasto tra l’immagine presentata e la realtà che viviamo fatta di trasporti pubblici affollati fino al dpcm del 3 novembre che ha messo tutti i nostri studenti delle superiori a casa di nuovo, fatta di condizioni lavorative precarie con la preoccupazione di un ritorno alla didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado.
Forme di marketing come queste fanno emergere soltanto alcuni esempi fortunati in un contesto molto più complicato, tradendo l’idea di universalismo e inclusione che dovrebbe caratterizzare la scuola pubblica. Come si può sentire un insegnante che ogni giorno lavora in una classe di 26 bambine e bambini di fronte ad un cartello di questo tipo? Come si può sentire un genitore di un bambino a cui è stato negato il tempo lungo o l’insegnante di sostegno per settimane? Come si possono sentire coloro che dalla scorsa settimana si trovano di nuovo a studiare e insegnare di fronte a uno schermo? E coloro ai quali sono stati tolti i laboratori? Le scuole che non hanno avuto tutte le ristrutturazioni richieste e in cui ancora mancano in alcuni casi le porte dei bagni?
In qualche misura il Comune siamo noi – le persone che vivono il territorio e costruiscono la città. Noi non abbiamo bisogno di suonarcela e cantarcela. Ci indigniamo e restiamo indignati perché vogliamo una scuola pubblica e servizi educativi per tutte e tutti, vogliamo diritti e opportunità collettive. Per garantire il diritto all’istruzione insieme al diritto alla salute in questo momento vogliamo potenziare i mezzi di trasporto pubblici e implementare il sistema di tamponi veloci a scuola. Per tornare tutte e tutti a scuola il prima possibile come negli altri paesi europei.
Ci chiediamo come si potrebbero usare in modo diverso i cartelloni pubblicitari e le bacheche virtuali? Per noi la risposta è: utilizzarli per diffondere informazioni importanti per gli abitanti del territorio e facilitare l’accesso ai servizi in modo da accorciare la distanza tra cittadinanza e istituzioni.
Se vogliamo davvero “fare la differenza”, dobbiamo distinguerci da una politica basata sulla narrazione”.
Assemblea Scuola Educazione Reggio Emilia

