Prova dell’affetto e della devozione dei reggiani per il Santo di Assisi, patrono d’Italia, è stata l’ampia partecipazione di tanti fedeli – assieme alle autorità e ai gonfaloni della Provincia e del Comune – alla solenne concelebrazione eucaristica vespertina presieduta domenica 4 ottobre nella chiesa di San Francesco da fra Lorenzo Motti, ministro provinciale dei Cappuccini.
La Santa Messa è stata introdotta da padre Lorenzo Volpe, superiore dei Cappuccini di Reggio, che ha sottolineato la secolare presenza dei frati del Serafico Assisiate nella nostra città e la grandezza di questo Santo universale, che ha perseguito la logica delle beatitudini. Inoltre ha evidenziato l’attenzione costante per i poveri che i cappuccini concretizzano nella quotidiana distribuzione di cibo attraverso la mensa di via Ferrari Bonini.
Nell’omelia padre Lorenzo Motti ha enucleato le peculiarità dell’insegnamento che San Francesco può rivolgere all’uomo d’oggi per la sua universalità.

Non solo il messaggio di gioia, pace, libertà che si percepisce nella sua esistenza, ma soprattutto la forte provocazione che è in grado di suscitare: la decisione di “fare penitenza”, cioè di imporsi un cambiamento radicale. Francesco decise di tagliare con un tipo di vita contrassegnato da fragilità, limiti, peccato; dopo l’incontro con il lebbroso e il Crocefisso di San Damiano diede un taglio irrevocabile rinunciando all’eredità paterna: fu un punto di non ritorno.
“Oggi, ci sentiamo tutti a posto?”, si è chiesto il religioso che ha aggiunto: anche nella nostra vita c’è qualcosa di stonato per cui serve un cambiamento. Servono scelte decise, anche se è faticoso prendere decisioni e assumere responsabilità. Per questo ha tanto da insegnare anche oggi il Santo di Assisi che ha sentito su di sé lo sguardo di misericordia del Signore, che lo ha amata e per questo ha amato gli altri. E padre Motti ha proseguito: siamo mendicanti di amore, cerchiamo surrogati che non soddisfano; solo Dio riempie la vita.
Padre Lorenzo Motti ha concluso l’omelia soffermandosi sul rapporto di San Francesco con la morte , tema di particolare attualità in tempo di pandemia. Nella parte conclusiva del Cantico delle Creature si legge: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale”; la morte è il passaggio per la vera vita, che il cuore dell’uomo desidera ardentemente. In questo modo il Santo provoca ciascuno affinché si chieda per che cosa stia spendendo la vita e qual è l’orizzonte della sua esistenza.
Al termine della celebrazione padre Volpe ha rinnovato ai presenti – certi della protezione del Patrono d’Italia – il ringraziamento per la folta partecipazione, sottolineandone simpaticamente il coraggio nonostante il virus e soprattutto le notizie apparse sulle condizioni del campanile della stessa chiesa di San Francesco.
G.A.Rossi

