Senza addentrarci in tecnicismi, andrebbe costruita in una zona con adeguata ventilazione, ossia verso la montagna, o meglio, a funzionamento aerobico (che non emette gas inquinanti), piuttosto che il nocivo anaerobico del Forsu.
Però queste soluzioni ecologiche sarebbero “antieconomiche”.
Come se nella nostra pianura non bastassero inquinamento, scarso ricambio d’aria, allarme polveri sottili, ormai s’ammala di cancro una persona su 3, stando alla UE la Val Padana detiene il più alto tasso di tumori d’Europa (report AEA 2015-17), la bassa reggiana poi, a causa anche della Cemental detiene pure il record di mesoteliomi (neoplasie incurabili causate da microfibre d’amianto) dell’Emilia Romagna.
E ciononostante s’innalza un ecomostro che concentrerà immondizia importata, con veicoli pesanti provenienti fin dai comuni di Parma e Piacenza. Le emissioni sarebbero basse ma costanti, micro polveri sottili e prevedibilmente diossina e formaldeide. Pur supponendo che tali emissioni cancerogene siano gestibili, per alimentare un impianto Forsu da 150mila tonnellate/anno, occorreranno almeno dai 200 ai 280 camion transitanti ogni giorno, continuamente. Quanto traffico pesante subiremo? Poi il potere politico limita le auto diesel euro 4, sbandierando ambientalismo e “sostenibilità”?
Oltretutto laddove vagheranno tutti quei tir, è scontata una netta svalutazione immobiliare. Chi superficialmente s’immagina che i problemi ricadranno sui residenti della zona incuneata tra Reggio, Correggio e San Martino, sbaglia. La pianura Padana è una “sacca” geomorfologica, tant’è che nel reggiano subiamo persino l’inquinamento Milanese, respiriamo tutti quella stessa aria.
Affiancheremo il comitato nella lotta fino all’ultimo, compresi appello al Consiglio di stato e azioni di protesta civile.
Ed esorto anche le tante associazioni ambientaliste a farsi vive per un futuro sostenibile, non solo a parole”.
Andrea Nanetti
in nome e per conto di
ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO CORREGGIO

