Scuola, l’allarme di una docente reggiana: “Nelle graduatorie la discrezionalità di autocertificare certe esperienze rischia di avvantaggiare i furbetti”

Non c’è pace nel mondo della scuola. Fra manifestazioni in piazza e ripartenza a singhiozzo nel rispetto delle norme anti-Covid, emergono “stranezze” per quanto riguarda le graduatorie insegnanti.
Una docente inserita nelle graduatorie per le supplenze, ha infatti contattato la redazione lamentando poca chiarezza sulle autodichiarazioni con il rischio di essere superata in graduatoria da chi in teoria avrebbe meno titoli.

“La scuola mi ha sempre affascinato e rappresenta una grande motivazione” spiega l’insegnante. “Ero certa di poter lavorare quest’anno, ma ora che sono state pubblicate le graduatorie mi vengono molti dubbi: già le regole, tante e piuttosto confuse, poi novità, incertezze continue”. Ma andiamo con ordine. “Nella compilazione della domanda –preciso che era molto articolata e rivolta fondamentalmente agli addetti ai lavori– si dovevano inserire, in autodichiarazione, laurea, altri titoli (ad esempio concorsi), servizi, ….Io avevo solo la laurea”. “I servizi da inserire stabiliti dal bando -prosegue nel racconto la docente- erano solo quelli attinenti al proprio insegnamento oppure altro insegnamento, con punteggi differenti. E qua, nel dubbio, è stato dichiarato di tutto: supplenze pregresse, servizi di ruolo, servizi prestato con il titolo di studio, senza titolo ecc.”.

“In graduatoria compaiono anche insegnanti di ruolo, che aspirano a fare delle supplenze in un altro grado di scuola o per un’altra disciplina”. E qua già verrebbe spontanea una domanda: va bene fare esperienze, migliorare la propria professionalità, ma non si poteva pensare ad una graduatoria differente per precari e non precari?
“Molti aspiranti (qualcuno no, correttamente ed onestamente) anche su suggerimento dei sindacati, hanno inserito anche il servizio effettuato senza titolo nella scuola primaria (ex elementare). E un po’ li capisco: ad essere corretti, nel nostro Paese a volte ci si rimette”.

Va detto che è stato emanato un chiarimento dal Ministero dell’Istruzione, dove si specifica che “il servizio prestato senza titolo di studio di accesso è valido se e solo se il suddetto titolo di accesso è in possesso dell’aspirante al momento della presentazione della domanda”. Quindi, per fare un esempio, le supplenze alla scuola primaria, fatte da un laureato in lettere non sono (non dovrebbero essere) valutate.

“Pazienza mi son detta: ci saranno i controlli, le verifiche -conclude l’insegnante-. Quanto dichiarato e non valutabile o, peggio ancora, non veritiero, sarà eliminato, ci saranno esclusioni. Ma adesso sono assalita da mille dubbi, anche per le tante segnalazioni dei sindacati che denunciano irregolarità.
Saranno effettuati davvero i controlli? Saranno rivisti i punteggi? Perché la differenza la fa anche avere due punti in più, o in meno”.

nsr