Il 22 agosto 1974 moriva Giacomo Ferrari e come ogni anno, oggi, è stato ricordato al cimitero delle Villette a Parma.
Si può ben dire che Giacomo Ferrari è stato tutto, uno di quegli uomini che hanno si, fatto la storia, ma piuttosto la storia sono stati capaci di mutarla e di correggerne il corso, assumendo la responsabilità delle conseguenze, assumendosi sempre la responsabilità in prima persona. Come tanti, fortunatamente, della sua generazione.
Giacomo Ferrari è stato prima Ardito del Popolo sulle barricate a Parma con Guido Picelli nel ’22. Comunista, partigiano, Comandante unico delle formazioni parmigiane con il nome di battaglia “Arta”, che sostituì “Pablo” un altro grande comandante partigiano dopo la sua morte. Padre Costituente, Prefetto e Sindaco di Parma, senatore del Partito Comunista Italiano. Artefice della ricostruzione della città dopo la guerra voluta dal fascismo. Figura di enorme spessore umano e politico, uomo di indefessa rettitudine morale. Ma come spesso avviene in questi anni di “memoria condivisa”, Giacomo Ferrari lo si ricorda in modo asettico, “neutro”, soprattutto per il suo ruolo di amministratore. Omettendo tutto il resto, compreso il passato da partigiano, proprio perché partigiano comunista. Ma il comandante Arta, come detto, è stato tutto e ben di più, la sua storia di amministratore capace, deriva senza ombra di dubbio dalla sua esperienza di partigiano, nel solco della ferma adesione ideologiaca al partito comunista.
E come purtroppo accade per tanti altri protagonisti della nostra storia, soprattutto per tanti partigiani comunisti, non si può separare tutto questo per il tornaconto odierno di una politica che ha smarrito e rinunciato consapevolmente ogni riferimento ideologico. Raccontare solo una parte della storia di Giacomo Ferrari è scorretto, è un uso ipocrita della storia e di certo non è la maniera di ricordare un protagonista della storia locale e italiana.
Purtroppo questo modo di fare, è il brodo nel quale si è tenuto in caldo il revisionismo fascista di questi anni. Anzi, non è né più né meno di quel revisionismo, ma che fa comodo condannare specie durante le campagne elettorali. A cominciare dai libri dei “pansa” di turno, passando dal vergognoso disegno di legge per equiparare partigiani e fascisti al parlamento italiano qualche anno fa e per finire all’abietta risoluzione del parlamento europeo che equipara il comunismo al nazismo.
“…abbiamo si avuto giorni oscuri, ma abbiamo saputo riscattarci, compiendo senza titubanze il nostro dovere”, queste parole del comandante Arta ben sintetizzano la sua vita e quella di tutti i suoi compagni di lotta, iniziata a costo della vita sulle barricate contro la teppaglia fascista di Balbo, fino alla Liberazione e alla conquista della Costituzione antifascista di quella drammatica e al tempo stesso gloriosa stagione e che ancora oggi non trova la sua compiuta attuazione.
Alessandro Fontanesi, Reggio Emilia

