Adl Cobas: “Educatrici verso la fase 2, correggendo gli errori della fase 1”,

“Ad oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, come Adl Cobas Emilia-Romagna e Collettivo Eduki Reggio, riteniamo importante restituire alla città e alla provincia il vissuto riguardante le condizioni di lavoro dei servizi educativi, prendendo spunto dal protocollo sancito dagli assessori welfare e ambito educativo del Comune di Reggio Emilia e dalle centrali cooperative.

Il primo elemento che emerge dal protocollo è la descrizione del servizio educativo, facendo riferimento solo alla città di Reggio Emilia e omettendo in toto le azioni su territorio provinciale, nonostante le centrali cooperative vi operino.

In provincia durante questi due mesi vi è stato un confinamento delle famiglie con figli disabili in difficoltà dato dalla mancata attivazione del lavoro a distanza, questo nonostante l’indicazione del decreto Cura Italia che all’articolo 48 favoriva la rimodulazione dei servizi alla persona, utilizzando i soldi già a bilancio dai Comuni. Solo dopo nostre comunicazioni ufficiali e pressioni all’Unione Comuni Val D’enza e Unione Bassa Reggiana a metà aprile è stato timidamente attivato il telelavoro nella misura del 30% o 40% del monte ore settimanale di chi vi opera.

Questa mancanza mentre lasciava isolate famiglie e bambini, depauperava il lavoro di educatrici/ori che hanno visto sulla propria busta paga una riduzione economica consistente, percependo circa il 60% del salario causato dall’utilizzo dei FIS a carico dell’INPS e anticipato dalle cooperative.
Riscontriamo inoltre una mancanza di comunicazione tra il Comune di Reggio Emilia e i Comuni della Provincia, non comprendiamo come il diritto all’inclusione, possa dipendere dall’ubicazione territoriale di una famiglia, in ugual misura come l’elemento discriminatorio possa ricadere anche sulle lavoratrici che, pur operando per la medesima cooperativa, alla fine del mese prendano atto di trattamenti economici differenti.
Oggi entrando nella fase 2, con la riapertura delle unità produttive e i genitori al lavoro, le Istituzioni come pensano di gestire i bambini fino alla fine dell’anno scolastico e per il periodo estivo?

Come lavoratrici e lavoratori del sociale abbiamo compreso pienamente l’eccezionalità dell’emergenza sanitaria e per questo motivo sin da subito ci siamo attivati per garantire continuità educativa e supporto alle famiglie, ma dopo una prima fase di emergenza non siamo più disposti a improvvisare, vogliamo sicurezza per gli utenti e per il personale educativo, dignità per l’educatore dell’integrazione scolastica che rischia sempre più di trovarsi a prestare un lavoro di babysitteraggio o poco più.
Per questi motivi riteniamo sia fondamentale affrontare la fase due correggendo le mancanze della fase uno.

  • Investire nella formazione retribuita riguardante la progettazione di percorsi a distanza mediati dai dispositivi e la costruzione di contenuti multimediali funzionali ad una progettazione specifica
  • Determinare orari di lavoro precisi per il telelavoro e un riconoscimento economico o strumentale in relazione ai dispositivi e alla connessione internet necessari;
  • Organizzare e formare gli operatori sulla sicurezza in base ai diversi contesti lavorativi.

Questi temi sono essenziali per poter mantenere alta la professionalità che cooperative e Comuni hanno richiesto, obbligandoci tramite la ex legge Iori ad acquisire 60 crediti universitari per poter continuare svolgere il nostro lavoro e sostenendo costi che vanno dai 600 ai 1200 euro. 

L’emergenza sanitaria ha amplificato i limiti del sistema di esternalizzazioni dei servizi alla persona rendendo palese la mancanza di risposte tempestive e qualitative.
A nostro avviso tramite l’ internalizzazione si otterrebbe una omogeneità dei servizi dalla città alla provincia, si svincolerebbero le risorse dei Fondi Integrativi salariali per altri lavoratori in difficoltà e le educatrici non sarebbero costrette all’umiliazione del lavoro a cottimo o intermittente. Continuare con il sistema degli appalti vuol dire rincorrere gli interessi economici di chi persiste su una strada che giorno dopo giorno mostra tutti i suoi limiti e contraddizioni”.

ADL COBAS Emilia Romagna- Collettivo Eduki