Frequentazione delle montagne, il CAI reggiano chiede chiarezza su interpretazione norme

Nei giorni scorsi il presidente generale del Cai Vincenzo Torti ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Conte per richiedere dei chiarimenti urgenti per una corretta applicazione del DPCM che darà inizio alla Fase 2. «Sin dalla adozione dei primi ed urgenti provvedimenti per fronteggiare la pandemia – spiega Torti – il Cai e tutti i suoi soci si sono astenuti doverosamente da qualsiasi attività in montagna, appellandosi a un senso di responsabilità personale e sociale con il motto “Le Montagne sanno aspettare”». Ma è anche vero come, a distanza di quasi tre mesi, si siano create aspettative sulla ripresa della frequentazione delle nostre montagne, chiaramente adottando tutte le norme di sicurezza che saranno necessarie.

«Giustamente il Cai nazionale chiede chiarezza – aggiunge il presidente del Cai reggiano Carlo Possa – anche alla luce della ordinanza del 30 aprile del presidente della Regione Bonaccini. Da più parti si afferma, giustamente, che la frequentazione della montagna sarà una proposta efficace per il turismo nell’era del Covid. Sulle montagne, a cominciare dal nostro Appennino, ci sono spazi tali che potranno permettere una frequentazione con meno criticità che altrove. Interpretare il “turismo di prossimità”, che tanti auspicano, come anche “escursionismo di prossimità” diventa ovvio. Praticare l’escursionismo, il cicloescursionismo e l’alpinismo comporta sicuramente livelli di sicurezza maggiori che in altre attività, proprio per gli spazi che si hanno a disposizione. Ma occorrono certezze su come la frequentazione della montagna sia possibile e da quando, anche solo a livello personale, a cominciare dalla chiarezza sul modo di raggiungere il nostro Appennino».

Ma ci sono anche altri aspetti importanti, che il Cai ha inteso segnalare. «Vogliamo tornare a prenderci cura dei rifugi e dei sentieri di montagna, perché ora “Le Montagne hanno bisogno di noi”, così come noi di loro. I rifugi alpini – spiega Torti – costituiscono strutture di accoglienza e presidi culturali e di soccorso in tutte le nostre montagne e prestano anche attività di ristorazione». Così come non vanno dimenticati i sentieri, che sono fondamentali per la frequentazione della montagna. “Siamo convinti – aggiunge il Cai reggiano – che la manutenzione di migliaia di chilometri di sentieri – sono 1400 km solo nella Provincia di Reggio Emilia – oltre a consentirne la percorrenza in sicurezza da parte degli escursionisti, svolga anche funzione di tutela e vigilanza sui terreni attraversati: si tratta di una attività che migliaia di volontari del Cai, e non solo, devono svolgere in modo continuativo, pena gli inevitabili smottamenti e l’invasione della vegetazione, e questa cura è particolarmente importante sull’Appennino».

Per il Cai sono problemi che non riguardano solo le esigenze personali di escursionisti e alpinisti. «La frequentazione della montagna significa grande attenzione verso le popolazioni che nelle montagne vivono e devono essere invogliate a restare». Per questo il Cai si pone in modo costruttivo e fiducioso per le scelte che verranno operate da parte del Governo, della Regione, delle amministrazioni locali e dei Parchi, «auspicando – come ha chiesto il presidente Torti – la più sollecita ripresa di attività che, per le oggettive condizioni in cui si svolgono, sono tali da assicurare possibilità elevatissime di distanziamento e possono garantire sia la ripartenza economica di aree fragili, sia la tutela del benessere psicofisico di milioni di frequentatori». «Altrimenti parlare della centralità della montagna per il nuovo turismo – conclude il presidente del Cai reggiano – rischia di essere un esercizio retorico. La nostra voglia di impegnarci concretamente per la montagna è massima».

nsr