“L’Emergenza sanitaria ha modificato la nostra quotidianità rendendo necessario il distanziamento fisico, l’isolamento nelle proprie abitazioni, una diffusa e continuativa pratica igienica: lavaggio delle mani e uso delle mascherine. Questo percorso non può però essere seguito da tutte le persone, poiché presuppone che sia sempre disponibile una casa o un luogo sicuro, che sia sempre garantita la distanza di sicurezza, che siano sempre possibili condizioni igieniche appropriate come l’acqua pulita e i dispositivi di protezione individuali.
Queste sono state le indicazioni di base per preservare la salute della comunità. Il diritto alla salute, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione che non ammette discriminazioni e neppure soluzioni dettate da criteri emergenziali.
Il nostro pensiero va quindi alle persone più fragili, più vulnerabili come chi non ha una dimora sicura in cui stare così come ai migranti irregolari (in Italia se ne stimano almeno 600mila).
Senza permesso di soggiorno non c’è accesso a una quotidianità “regolare” si preclude l’iscrizione all’anagrafe e si impedisce di fatto l’accesso a Servizio Sanitario Nazionale. L’emarginazione che ne deriva provoca condizioni sociali che mettono a rischio la salute non solo delle persone rese così invisibili, ma di tutta la comunità. Ultimamente il sistema produttivo italiano si è reso conto di quanto siano” essenziali” alcuni lavoratori, ignorando, volutamente le reali condizioni in cui operano, per esempio i braccianti impiegati nel settore agroalimentare grazie ai quali arriva cibo sulle nostre tavole e che spesso lavorano in condizione di irregolarità e di sfruttamento.
Non si stanno cercando soluzioni per migliorare le condizioni di vita e di lavoro, nonostante la pericolosità della pandemia, ciò che interessa è comunque considerarli braccia utili, semplice manodopera da usare come qualsiasi merce. Regolarizzare chi è costretto a vivere nella irregolarità, a seguito di leggi dello Stato di cui l’ultima è stata il cosiddetto decreto sicurezza, è fondamentale per restituire dignità alle persone e non solo in quanto lavoratori.
Vivere nei ghetti, per strada senza alcuna tutela non deve essere ammissibile per nessuna persona. Altrettanto inaccettabile è criminalizzare la solidarietà che prova a colmare il vuoto criminale di politiche escludenti : solidarietà portata avanti da tante associazioni, volontari, ong (come Mediterranea, Medici Senza Frontiere, Emergency ecc) . In questa fase pandemica, anche “noi” italiani ne abbiamo avuto bisogno. La solidarietà si manifesta senza chiedere nulla in cambio, né documenti né garanzie economiche né provenienza geografica..Ora più che mai è chiaro che nessun* si salva da sol* e che nessun* deve essere esclus*

Regolarizzare vuol dire ampliare lo spettro dei diritti e questo non può che migliorare la vita di tutte e tutti . Mantenere la divisione tra un “Noi ” e un “Loro” si traduce in una perpetua guerra tra poveri, senza modificare le reali cause delle nostre povertà. Forme di sfruttamento del lavoro si estendono a una larga platea di persone, italiane e non, da nord a sud. Sempre più diffuso è il lavoro nero, il lavoro precario e sottopagato e le conseguenze socio economiche della pandemia stanno amplificando quello che era già un pre-esistente disagio sociale. Rivendicare un lavoro dignitoso e sicuro vuol dire salvaguardare servizi fondamentali per tutta la comunità. È necessario opporsi al paradigma neoliberista che si fonda sullo sfruttamento, sulle disuguaglianze, sulla mercificazione dell’uomo, della salute, dell’ambiente . E’ necessario superare le logiche divisive che mettono in competizione gli uni con gli altri, siamo tutt* interconnessi e l’ ingiustizia che colpisce alcuni settori riguarda in realtà tutt*.
E questa pandemia ce lo ricorda”.
Ass. Città Migrante, Collettivo salute per tutte/i – Reggio Emilia

