“Per un reddito di quarantena e sicurezza sui posti di lavoro”, la denuncia di ADL Cobas

Educatrici/ori in questi giorni hanno ricevuto la busta paga del mese di febbraio, dove hanno lavorato tre settimane su quattro a causa della chiusura delle scuole, dovuta all’emergenza sanitaria del covid19.

Le lavoratrici piu’ “fortunate” impiegate sugli appalti nel Comune di Reggio Emilia hanno fatto qualche ora di programmazione, le meno fortunate che lavorano in appalto per i Comuni della Provincia, sono rimaste a zero ore e per entrambi, sono stati attivati gli ammortizzatori sociali denominati FIS(Fondo Integrativo Salariale).
Il Fis sulla carta coprirebbe 80% del salario, ma in realtà calcolandolo sui massimali e la paga oraria del settore coop sociali, raggiunge a malapena il 65% del salario.

Il salario già normalmente è basso e per i nuclei famigliari monoreddito gli permette a malapena di arrivare a fine mese. Sul mese di febbraio l’abbassamento del salario tocca una sola settimana, siamo molto preoccupati per il mese di marzo, dove la maggioranza delle educatrici si troveranno il 65% del salario invece del 100%. Per essere piu’ chiari; una lavoratrice con un contratto par-time di 26 ore a settimana inquadrata al livello D1 normalmente percepiva 773 euro netti compresi gli 80 euro di Renzi, nel mese di marzo rischia di prendere netti 556 euro.
Con queste somme ci troveremo a scegliere se pagare affitti/mutui e bollette o a utilizzarli per la spesa o i bisogni dei figli.

Siamo onorati che spesso il Sindaco Luca Vecchi ci nomini nei discorsi pubblici elogiandoci, ma siamo rammaricati che nella sostanza sia nelle richieste di incontro per risolvere le problematiche pre-emergenza sanitaria, sia alle richieste formali di integrare i Fis fino al 100% del salario non vi è stata nessuna apertura o interlocuzione.
Non comprendiamo come in un territorio dove l’ambito educativo da anni è un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale grazie all’alta professionalità e sacrifici delle educatrici e educatori, ancora oggi non vi sia la volontà politica di confronto da parte dell’amministrazione. Non comprendiamo come mai fondi già in bilancio per i servizi non vengano utilizzati per integrare il salario al 100% come avviene nel Vicino Comune di Bologna.

Comprendiamo che le difficoltà che stiamo vivendo in questo settore, non tocchino solo le lavoratrici dell’ambito educativo ma anche addetti che lavorano sotto appalti, dalle mense, ai servizi domiciliari o residenziali e che vi siano lavoratori che non possono accedere a nessun ammortizzatore sociale o che lavorano senza i dispositivi minimi di sicurezza. Per questi motivi aderiamo alla campagna nazionale per il reddito di quarantena, perchè comprendiamo di fare parte di una generazione frammentata da mille contratti precari, appalti e sub appalti ,che in questa emergenza si trovano senza sostegno né diretto né indiretto.

Questa emergenza sanitaria mostra oggettivamente che il sistema delle esternalizzazioni e degli appalti oltre a non portare risparmi all’amministrazione pubblica, riduce la qualità dei servizi e aumenta la precarietà dei lavoratori con conseguenti costi sociali. Riteniamo fondamentale attivare un percorso Comunale e Regionale per internalizzare i servizi educativi e non solo come sta avvenendo nel Comune di Roma dove circa 3000 educatori sono usciti dalla precarietà e dall’intermittenza del salario.

I problemi accentuati da questa emergenza sanitaria dovrebbero insegnare alle amministrazioni che anni esternalizzazioni in nome del risparmio, in primis nella sanità oggi ci presentano un conto molto salato basato su vite umane perse e più generazioni che non sanno come arrivare a fine mese.

ADL Cobas Reggio Emilia, Collettivo Eduki