Ebbene, mi dichiaro non esperto, come qualsiasi altro cittadino, ma non ho dubbi nello schierarmi al fianco degli abitanti del quartiere e dei bambini e anziani che usufruiscono delle strutture.
Il promotore precisa che “da un punto di vista puramente tecnico la Wind ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per cui non è attaccabile formalmente”, ma “da un punto di vista dell’impatto che ha sui residenti si deve considerare che i limiti di emissione, sulla base dei quali sono state concesse queste autorizzazioni, si riferiscono a normative le più recenti delle quali risalgono al 2003”.
Lo riconosco: viviamo immersi nelle onde elettromagnetiche e siamo sempre al cellulare, indisponibili a rinunciare ai suoi servigi.
Proprio per questo, tuttavia, occorrerebbe anzitutto applicare un criterio di prudenza, trattandosi di un’antenna di 33 metri vicina, troppo vicina, a soggetti più deboli come anziani e soprattutto bambini.
Se gli effetti dei campi elettromagnetici che ci circondano sono ancora controversi (e, non casualmente, pochi spingono per approfondirli), non si può presumere che siano innocui.
Non è la prima volta che lo invoco: quando si parla di opere pubbliche di interesse generale occorre un dibattito pubblico con i territori interessati PRIMA che le opere si realizzino.
Le esperienze condotte, soprattutto in Francia, dimostrano che raramente i lavori si interrompono, mentre spesso cittadine e cittadini portano un contributo migliorativo.
Allora perchè temere un dibattito aperto e trasparente?
Intendo peraltro precisare che non sosterrò iniziative che puntano a spostare un problema da un quartiere all’altro: ogni opera di interesse generale riguarda tutta la città.
Ma va discussa prima e richiede prudenza e scrupolo, principi che spesso non fanno parte del modus operandi di questa amministrazione.
L’ambiente, in senso ampio, è la priorità per il futuro nostro e dei nostri figli.
Francesco Fantuzzi, Reggio città aperta

