Lo sfogo di Iaquinta a “Le Iene” sul “processo mediatico”: “Sono innocente! Non avevo certo bisogno della mafia!”

“E’ reggiano! Vincenzo Iaquinta vive in provincia di Reggio Emilia e quindi è “nostro” concittadino!”, così i reggiani gridavano a gran voce con orgoglio nel 2006 quando tutti i media del mondo riprendevano i gol dell’ex giocatore di Juventus, Udinese e Nazionale calcio campione del mondo del 2006.

Una fama che oggi gli costa i titoli di giornale al termine della sentenza di primo grado del 31 ottobre scorso del processo Aemilia (leggi qui), quando i giudici di primo grado Franco Maria Caruso, Cristina Beretti e Andrea Rat hanno condannato 125 persone per mafia.

Fra le condanne spiccano, per notorietà dei nomi, quella di Vincenzo Iaquinta (condannato a due anni per detenzione abusiva di armi) e del padre Giuseppe (condannato a 19 anni per frequentazioni sospette). E ora i reggiani preferiscono sottolineare che “Vincenzo Iaquinta è di Cutro”. Provenienza che l’ex calciatore rivendica con orgoglio, ma che considera anche decisiva nel fare “di ogni erba un fascio”.

Un decisione difficile da digerire per l’ex campione che ora combatte la sua battaglia, oltre che sul piano legale (ndr, viene presentata opposizione alla Sentenza e quindi rimangono ancora due gradi giudizio: Appello e Cassazione) anche sul piano mediatico. Per questo si è rivolto alla trasmissione “Le Iene”, e il servizio del giornalista Giulio Golia (guarda qui) è andato in onda ieri sera: “Siamo innocenti, non c’è niente contro di noi”, si sfoga l’ex calciatore. “Frequentazioni sospette? Mio padre magari li conosceva ma non ha fatto niente, a Cutro da dove veniamo ci conosciamo tutti. Al massimo li abbiamo incontrati e stretto la mano solo per la paura che ti mettevano questi personaggi”.

E quando gli viene evidenziato che la ‘Ndrangheta avrebbe facilitato la sua carriera, Iaquinta ha un impeto di rabbia: “Ma stiamo scherzando, tutte fesserie! È la cosa più schifosa che hanno detto i pentiti: io ho fatto 90 gol in serie A e 40 presenze in Nazionale”.

Infine un’accusa al “processo mediatico”: “Può essere che questo processo, se assolvevano mio padre, poteva cadere perché non c’era più un’immagine per i media. Perché lo stiamo tenendo su noi questo processo: Iaquinta…, Iaquinta…, su tutti i giornali. Ci sono state 119 condanne, hanno parlato solo di Iaquinta Giuseppe e Vincenzo Iaquinta. A essere famosi ci sono i pro e i contro. I giornali mettono solo: due anni a Iaquinta per ’Ndrangheta, maledizione!. E’ la cosa più brutta che ti può capitare”.

Al giornalista de Le Iene Vincenso Iaquinta racconta della brutta esperienza un sera mentre con suo figlio si era recato al McDonald’s: “Un giorno mi sono fermato al McDonald’s. Una signora che era alla cassa mi ha riconosciuto: ‘Ah, c’è Iaquinta’. E di là quello che lavava i piatti ha detto: ‘Ah, quel mafioso!’. E io c’avevo i bambini in macchina”.

Iaquinta, pur opponendosi alla Sentenza sul piano processuale, dichiara di aver fiducia nella Giustizia, convinto che prima o poi la verità verrà fuori.

Marina Bortolani, @nextstopreggio.it